Culto Mariano e antiche tracce ormai dimenticate del “ventre sacro”

Culto Mariano e antiche tracce ormai dimenticate del “ventre sacro”

Prima della figura femminile immacolata della Vergine Maria, a ricordare gli aspetti religiosi legati a divinità femminili ancor prima della nascita di Cristo, vi erano presenti altre “divinità madri” di medesimo spessore ed importanza al pari della stessa Madre di Gesù, quali le antiche Dee della fertilità come: Demetra, Iside, Cibele, Astarte, Atargatis.

Tutte figure religiose tipicamente femminili, ognuna di esse appartenente a diverse epoche prima di Cristo ed a diverse culture proprio perché venerate in diversi Paesi dell’antichità, dall’Antico Egitto, all’Antica Grecia, alla Turchia e così discorrendo.

Alcune di queste figure venerabili creano perciò un’eredità di elementi iconici che anche nel Cristianesimo possiamo facilmente ritrovare, come il piccolo bambino Gesù tra le braccia di sua madre Maria: evento classico che possiamo di fatto riscontrare in altre situazioni del passato come in quelle correlate strettamente alla Dea Iside, la quale anch’essa porta in grembo il figlio Horus, oppure altre raffigurazioni meno felici di un Dio incarnato ad uomo che muore anch’egli per la salvezza dell’umanità per poi risorgere. 

Eventi dunque paragonabili a quelli descritti nelle sacre scritture cristiane e che hanno da sempre caratterizzato e dato valore aggiunto alla figura del nostro figlio di Dio. 

Nelle varie religioni mondiali, la figura femminile ha da sempre subito un processo di mutazione profonda nel suo grandissimo e prezioso significato.

Nel Mondo cristiano tra i vari stili di interpretazione ve ne è presente uno che prende il nome di “Culto Mariano”.

In questo culto è presente il bisogno umano di redimere la correlazione femminile alla figura stessa di Dio, accomunandole tra loro e ricordando al Mondo intero che Dio un tempo era interpretabile anche tramite l’aspetto femminile; un aspetto prospettico differente da quello che lo accomuna solitamente alla figura ed alla psicologia prettamente maschili e che dimostra nel tempo, ed inoltre, che anche la visione femminile non può e non deve assolutamente essere omessa dalla collettività della coscienza popolare.

All’interno degli scritti sacri biblici sono presenti altre omissioni, probabilmente volute, come quello che coinvolge le figure di Aserah e Ishtar, Dee dirette “responsabili” come ispiratrici e radici profonde della del famoso ed antico culto della fertilità totalmente femminile della “danza del ventre”; figure sacre che possiamo intravedere ma non vedere completamente poiché spesso coperte da altri simboli iconici delle religioni attuali. 

Così come le stesse figure femminili religiose importanti anche i simboli più importanti vengono menzionati ma non correlati a così grande attenzione come un tempo, il grembo materno era davvero uno dei più grandi simboli se non il più grande, rivestito nelle antiche civiltà di una sacralità estrema, soprattutto all’interno dei testi sacri.

Così come nella Bibbia, anche nel Corano e nella comunità musulmana sono presenti tracce dell’antica simbologia del sacro ventre delle Dee dell’antichità.