Restauro del flamenco negli ultimi 50 anni

Restauro del flamenco negli ultimi 50 anni

E’ ormai da considerare un luogo comune addurre al lasso di tempo degli ultimi 50 o 60 anni, come il momento in cui la classica cultura del flamenco, ha cominciato un vero e proprio periodo di completo restauro.

E’ oltremodo conosciuto come sia il conflitto bellico che il dopoguerra abbiano influenzato profondamente, ed in certi Paesi addirittura soppresso l’arte autentica, quella da strada (Fetén), costringendo così alla scena nuove e molteplici figure destinate però a pubblici più mediocri, figure di artisti che si videro obbligate a produrre brani musicali di facile accesso per un pubblico nuovo e sempre più leggero, con minori capacità di osservazione ed assimilazione.

Il flamenco vero ed autentico che veniva offerto nelle prime opere allestite prima della seconda guerra Mondiale, è andato man mano a disgregarsi e a degenerare, per poi finire dopo la fine della Grande Guerra a diluirsi in un minestrone miseramente intellettuale di fandango, coplas e pochi altri stili.

E’ il momento in cui grandi artisti si trovano costretti per poter soddisfare le esigenze del nuovo pubblico ad abbassare i toni del passato, rendendoli in certi versi più spartani, a volte anche volgari, per accontentare così lo spettatore medio, nato grazie al resetting artistico dovuto dallo stop bellico.

Dietro a cotanta “volgarità” si celavano come già accennato artisti dalle formidabili capacità creative e da una natura indiscutibile legata al flamenco (ricordiamo tra i tanti: Pepe Marchena, Manolo Caracol e Juanito Valderrama); questi grandi del flamenco opteranno poi di riscattare e far valere le proprie conoscenze all’interno di personali antologie d’autore prodotte da etichette discografiche importanti che credevano ancora nella cultura folklorica del flamenco di un tempo.

Questa lotta con l’obiettivo ambizioso di un ritorno alle origini radicali del flamenco, cresce e perpetra per quasi un decennio, solo nel 1954 infatti, si ottiene un connubio di eventi che porteranno sulla strada della flamencologia, al recupero diretto ed alla ristrutturazione di un passato glorioso.

Questa nuova era del flamenco, più che un restauro, è da considerarsi come una rinascita, una nuova costruzione dalle fondamenta, ritornano in auge infatti molti inventori di generi del passato, generi quasi dimenticati ma che daranno notorietà e lustro alla corrente flamenca.

Il ritorno ad una piega maggiormente gitana sarà di rilievo e molto sintomatica per questo periodo, la quale pur non avendo prevalso nella prima fase antica del flamenco (per essere così più digerito dal pubblico), diverrà sempre più acuta, sino a sfiorare una sorta di pseudo razzismo con gli stili fino a li inventati correlati al flamenco.

Numerosi artisti che risultavano controcorrente e fino a quel momento idolatrati ed appartenenti allo stile ortodosso di quegli anni, perciò artisti un po’ più sperimentali o fusion, vengono isolati, lasciando spazio esclusivamente allo stile gitano e derivati.

Un tempo la sentenza di una voglia sperimentale è stata espressa dal pubblico, dal dopoguerra invece il flamenco subisce questo resetting completamente naturale, probabilmente perché si erano perse le radici di un’arte che fortunatamente è stata cambiata ma in qualche modo recuperata completamente.