Il Flamenco nel 1970 periodo culmine tra emarginazione e successo nazionale

Il Flamenco nel 1970 periodo culmine tra emarginazione e successo nazionale

Il 1970 è un periodo davvero importante per il Flamenco perché segna il suo punto di svolta: da arte sconosciuta ed emarginata ad arte dal successo inimmaginabile di livello Nazionale.

inizialmente il Flamenco non venne ben apprezzato, né dalla critica e nemmeno dal pubblico spagnolo.

Ci volle molto tempo, dal momento della sua nascita, per far si che il Flamenco e tutta la sua straordinaria cultura emergessero in maniera così massiccia così come lo è oggi.

La critica musicale di un tempo perciò non vedeva di buon occhio gli artisti di Flamenco che da lì a poco, si trasformarono in vere e proprie star di una nuova tendenza di ballo e musicale.

Inizialmente catalogate come reazionarie a livello politico, le opere nuove del Flamenco divennero poi molto apprezzate sotto l’aspetto collettivo del pubblico.

Le correnti negative e critiche mosse nei confronti di questa genuina, popolare e non corrotta forma d’arte, dovettero infine desistere dinanzi al consenso generale del pubblico.

Durante il medesimo periodo (davvero molto importante per il propagarsi del Flamenco in Spagna), nasce la “Triana”: un mix di rock (cantato esclusivamente in lingua andalusa) e tracce di Flamenco diluito in un unico stile innovativo, nuovo per le masse ma anche per gli stessi artisti che lo inventarono.

Il Flamenco con tutti i suoi sottogeneri inclusi, dilaga e nessuno può fermarlo, nemmeno la critica che lo considera fin troppo “sopra le righe”.

Nuovi artisti (per la maggior parte musicisti di Flamenco), vengono scoperti ed osannati, assieme alle nuove fusioni che iniziano ad invadere il mainstream generale, come ad esempio il tango-rumba (un’altra ramificazione del Flamenco).

Siccome la corrente pare dilagare senza nessun tipo di possibile contrasto, la stampa decide quindi di “montare in sella” al Flamenco spingendolo come uno stile di musica del tutto normale ed apprezzabile; la medesima stampa che sino a poco tempo prima aiutava i critici a denigrarlo.

In questo fortunato periodo artistico perciò, anche i giornali iniziano a parlare degli artisti di Flamenco (dapprima emarginati), come se trattassero di normalissimi artisti popolari; perchè denigrare ciò che in realtà riesce a far vendere le notizie?

La cultura si riprende una rivincita, ed i musicisti di Flamenco anche, diventando grazie alle riviste, anch’essi molto popolari e non più visti come, gli amanti della cultura esclusivamente gitana, assumendo grazie a questo fattore logico un atteggiamento nei confronti del pubblico e dei media, molto più signorile e serio.

Dei musicisti flamenchi arrivano a parlare anche i musicisti di musica popolare e quelli di musica tradizionale, attraverso testimonianze emozionanti ed altro ancora, che miravano ad elogiare il tremendo sforzo, la grande passione e la profonda sofferenza che i flamenchi dovettero sopportare, per riuscire a far raggiungere la propria arte alle masse.

Moltissimi scrittori, critici d’arte, giornalisti ed artisti di terze parti iniziano a muovere nei confronti del Flamenco.

Critiche costruttive, che offrono nuova propulsione comunicativa positiva, ed avvicinano ulteriormente quest’arte all’intero popolo spagnolo.

Naturalmente, una piccola dose di soliti intellettuali indipendenti e contraddittori, annunciano al Flamenco rilegandolo nuovamente alla cultura Gitana, a quella degli emarginati, dei perseguitati, che vivono al di fuori della società, nelle carceri o nelle campagne.

Una minoranza di persone corrotte nello spirito che sostengono la propria arte attraverso canti e musiche che solo loro capiscono, poiché trattano esclusivamente delle loro pene e della loro povertà, attraverso una melodia inquietante.

Solo il tempo riuscirà a dare lustro a questa strepitosa arte ed a far tacere i malpensanti.